LIBRO DEGLI ABSTRACT

Dalle penne alle pinne

di Maura Andreoni

 

Per cominciare va fatta chiarezza. Le sirene sono figure della mitologia greca che si discostano molto dall’immagine tarda che le rappresenta come donne-pesce. Nel mito classico infatti, erano raffigurate come metà donne e metà uccelli ed erano prive della sensualità tipica delle sirene più tarde.

Esse incantavano gli uomini, spingendoli ad una conoscenza totalizzante che li distoglieva anche dai legami familiari. I marinai che, attratti dai canti, sbarcavano sulla loro isola (situata, secondo Omero, presso Scilla e Cariddi, secondo altri sotto l’Etna o a Terina), vi morivano. Le sirene tentarono perfino Ulisse che però, consigliato da Circe, riuscì ad avere la meglio.

L’origine letteraria delle sirene è proprio nell’Odissea di Omero, che ne cita due, senza dar loro nomi propri. Nel corso dei secoli numero e nomi variano: da due si passa a tre, poi a quattro, i cui nomi sono Aglaophone, Leucosia, Lìgeia, Pisinoe, Telsiope, Partenope… Omero non descrive nemmeno il loro aspetto, forse perché le loro forme erano già chiare nell’immaginario collettivo grazie ad altri racconti mitici.

I pittori vascolari attici del VI/V sec. a.C. dipingevano le sirene per lo più come esseri maschili, ma in altre rappresentazioni avevano tratti femminei. C’è chi sostiene che l’aspetto di uccello sia stato ispirato da Ba, secondo gli Egizi la parte divina dell’anima umana, rappresentata con corpo di uccello e testa umana.

Sia che fossero raffigurate come maschi o come femmine, il corpo richiamava quello di un uccello con testa umana, talvolta con braccia e mammelle, spesso con artigli agli arti posteriori, che però non avevano la funzione del rapimento.

Il loro corpo ibrido sarebbe stato il frutto della vendetta di Afrodite, criticata dalle sirene per i suoi amori o, secondo un’altra tradizione, della punizione di Demetra per non aver impedito che Ade rapisse la figlia Persefone. Secondo Ovidio, le sirene chiesero poi agli dèi di essere trasformate in uccelli per poter meglio cercare la perduta amica Persefone.

Le sirene potevano placare i venti cantando le melodie dell’Ade e lo stretto legame tra le “piumate vergini” e il mondo dei morti è confermato non solo dalle fonti ma anche dalla ricorrente presenza di loro immagini nei corredi funerari: esseri in parte ancora umani, in parte già alati, come gli uccelli, il tramite naturale fra il mondo dei morti e quello dei vivi.

Nelle Argonautiche di Apollonio Rodio (III sec. a.C.), le sirene morirono a causa dell’insensibilità di Ulisse al loro canto e i loro corpi furono trasportati dal mare: Ligeia (“la melodiosa dalla voce incantevole”) finì a Terina, Leucosia (“quella che ha candide membra”) a Posidonia e Partenope (“quella che sembra una vergine”) alle foci del fiume Sebeto, dove i Cumani avrebbero fondato Neapolis.

Secondo le Argonautiche Orfiche invece (successive di circa otto secoli), le tre sirene si buttarono in mare perché vinte nel canto da Orfeo e si trasformarono in scogli.

Su queste figure mitiche vi sono quindi due tradizioni diverse: una che le vuole fatalmente dannose per gli uomini, l’altra che le indica come consolatrici rispetto al destino e, soprattutto, alla morte.

Si è visto inoltre che il rapporto tra le sirene e il mare è sempre presente. Ma come si è giunti al passaggio da uccello a pesce?

L’unico mito greco che si avvicina all’idea dell’essere umano-pesce è quello di Tritone, figlio di Poseidone e Anfitrite, che aveva la parte inferiore del corpo a forma di pesce, spesso bicaudato, ed è descritto come caratterizzato da un forte appetito sessuale.

Le prime raffigurazioni di donne-pesce risalgono invece al Medioevo ed è stata ipotizzata una commistione tra miti greci e leggende nordiche.

Le ipotesi sul perché di questa trasformazione sono due: la prima è da attribuirsi alla diffusione del Cristianesimo che associò a questi esseri il male, da cui la perdita delle ali che solo gli angeli erano degni di avere; la seconda ipotizza che questo passaggio possa essere frutto di un errore di trascrizione.

La differenza tra pinnis (pinne in latino) e pennis (penne) in effetti è minima e l’errata trascrizione di qualche amanuense avrebbe potuto indurre il disegnatore di un bestiario medioevale latino a dare alle sirene l’aspetto delle donne-pesce che oggi conosciamo.

Molte lingue neolatine peraltro chiamano “sirena” sia la figura mitologica greca che la sirena intesa come donna-pesce, mentre altre lingue, come il greco, le lingue slave e quelle germaniche, le distinguono con definizioni diverse.

Errata Corrige: nel precedente file era presente un errore a pagina 105 nel titolo dell’Abstract di Nissardi et all. Chiediamo scusa agli autori del contributo che avevano inviato il titolo corretto, ma purtroppo il correttore automatico nei passaggi successivi per l’elaborazione del libro lo ha erroneamente modificato .

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